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L’abbraccio che insegna a volare

Ogni autonomia nasce da un legame

Avolte le lezioni più profonde sull’essere umano arrivano dai luoghi in cui meno ce le aspetteremmo. Non da un laboratorio di Neuroscienze o da un trattato di Psicologia, ma da un gesto semplice che si ripete ogni giorno nei parchi Disney di tutto il mondo.

Da anni esiste una regola poco conosciuta secondo la quale, quando un bambino abbraccia uno dei personaggi Disney, l’operatore che indossa il costume non dovrebbe mai essere il primo a interrompere quel momento. Deve attendere che sia il bambino a decidere quando lasciarlo andare.

Negli ultimi mesi questa indicazione è diventata virale sui social network ed è stata spesso collegata alla teoria dell’attaccamento e allo sviluppo emotivo. Come accade frequentemente quando la Scienza incontra la comunicazione online, alcune interpretazioni sono state semplificate. Non esistono prove che un singolo abbraccio possa determinare il futuro psicologico di una persona.

Eppure quella regola contiene una verità straordinariamente importante: ogni essere umano ha bisogno di sentirsi accolto abbastanza da poter andare via serenamente.

L’autonomia non nasce dall’assenza di legami, ma dalla presenza di legami sufficientemente sicuri.

Può sembrare un paradosso, ma uno dei principi più solidi della Psicologia dello sviluppo afferma proprio questo. Le ricerche di John Bowlby e Mary Ainsworth hanno dimostrato che i bambini nascono con un sistema di attaccamento innato che li porta a cercare la vicinanza delle figure di riferimento quando provano paura, stanchezza, incertezza o vulnerabilità.

Non si tratta di un capriccio e nemmeno di una forma di dipendenza. È una strategia biologica di sopravvivenza.

Nei primi anni di vita il cervello non possiede ancora tutti gli strumenti necessari per regolare da solo emozioni intense. Per questo utilizza la relazione con l’adulto come luogo di contenimento emotivo.

Prima di imparare a calmarsi da solo, il bambino impara a calmarsi attraverso qualcuno.

La fiducia nel mondo si costruisce nell’infanzia

Uno degli aspetti più affascinanti della teoria dell’attaccamento riguarda il concetto di base sicura.

Un bambino che si sente protetto, visto e accolto non rimane più dipendente dall’adulto. Accade esattamente il contrario.

Quando la sicurezza è presente, nasce spontaneamente il desiderio di esplorare. Il bambino si allontana, osserva il mondo, sperimenta, cade, si rialza e poi torna per ricaricarsi emotivamente prima di ripartire.

È un movimento che ritroveremo per tutta la vita.

Da adolescenti, quando cerchiamo il nostro posto nel mondo.

Da adulti, quando affrontiamo nuove sfide, relazioni o cambiamenti.

Ciò che conta non è l’assenza della paura, ma la presenza di una sicurezza sufficientemente forte da permetterci di attraversarla.

Un bambino che si sente accolto non diventa più dipendente. Diventa più libero di esplorare il mondo.

E qui emerge un aspetto della Psicologia raramente raccontato.

Il vero obiettivo dell’attaccamento non è creare bambini obbedienti o semplicemente autonomi. È aiutare il bambino a costruire fiducia nel mondo.

Quando un figlio cresce sentendosi accolto, sviluppa gradualmente una convinzione profonda e spesso inconsapevole: l’idea che il mondo possa essere un luogo abbastanza sicuro da essere esplorato.

Al contrario, quando la sicurezza relazionale è fragile, il mondo può apparire imprevedibile, minaccioso o inaffidabile.

È per questo che l’attaccamento non riguarda soltanto il rapporto tra genitore e figlio. Riguarda il modo in cui una persona guarderà la vita, l’amore, il cambiamento e persino se stessa.

Con il tempo, la base sicura esterna diventa una base sicura interiore.

La voce rassicurante della madre, la presenza calma del padre, gli sguardi che hanno trasmesso fiducia vengono lentamente interiorizzati.

È così che nasce quella capacità che da adulti chiamiamo resilienza.

Molto spesso la resilienza non è altro che una relazione sicura che continua a vivere dentro di noi anche quando l’altro non è presente.

L’arte più difficile: lasciare andare

La sicurezza emotiva non si costruisce attraverso grandi gesti o occasioni speciali.

Nasce dalla ripetizione di piccoli momenti quotidiani:

  • uno sguardo che accoglie;
  • una promessa mantenuta;
  • una paura ascoltata senza essere ridicolizzata;
  • un errore corretto senza umiliazione;
  • un abbraccio che non ha fretta di terminare.

I bambini non ricordano necessariamente ciò che diciamo loro, ma ricordano profondamente come si sentono in nostra presenza.

Donald Winnicott sosteneva che i figli non hanno bisogno di genitori perfetti, ma di genitori sufficientemente buoni.

È una definizione che dovrebbe rassicurare molte madri e molti padri.

Non occorre essere impeccabili.

Non occorre comprendere sempre tutto.

Non occorre evitare ogni errore.

Ciò che conta è la capacità di essere presenti e, quando necessario, di riparare le inevitabili fratture della relazione.

Credo sia proprio questo il significato più profondo racchiuso in quella semplice regola Disney.

Non trattenere.

Non decidere al posto del bambino quando deve sentirsi pronto.

Restare disponibili finché lui non trova il coraggio di lasciare.

In fondo è ciò che ogni genitore cerca di fare per tutta la vita:

accompagnare senza controllare, sostenere senza trattenere, amare senza possedere.

Conclusione

Perché il compito più difficile dell’essere genitori non è insegnare ai figli a restare.

È insegnare loro che potranno sempre tornare.

La vera misura di un buon abbraccio non è quanto riesce a trattenere qualcuno.

È la libertà che lascia quando si apre.


Articolo pubblicato su mammecomenoi.it

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