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Labubu il pupazzetto malefico che incanta il mondo e fa impazzire l’Italia

C‘era una volta un coniglio con i denti aguzzi, lo sguardo impertinente e l’anima ambigua, tenera e inquietante al tempo stesso. Si chiama Labubu, ed è molto più di un semplice pupazzo. È un fenomeno culturale, una mania globale che mescola arte, nostalgia, psicologia e social network. E in Italia, sta letteralmente esplodendo.

Negli ultimi mesi, migliaia di giovani e non solo, si mettono in fila all’alba davanti ai negozi Pop Mart, pronti a spendere centinaia di euro per ottenere una piccola creatura di vinile alta appena 10 centimetri. Ma cos’è davvero? Perché suscita questa adorazione quasi religiosa? E cosa racconta di noi questo fenomeno?

Nasce nel 2015 dalla mente visionaria dell’artista hongkonghese Kasing Lung. Ex illustratore di libri per bambini, Kasing disegna un personaggio ispirato alle creature del folklore e agli spiriti delle foreste, orecchie da coniglio, occhi grandi e una bocca piena di denti. Il suo stile è volutamente disturbante, a metà tra un demone e un peluche, come un Gollum, personaggio immaginario creato dallo scrittore J.R.R. Tolkien nella saga de Il Signore degli Anelli. Una creatura tragica, deformata e ossessionata dall’Anello del Potere, così come il pupazzetto in miniatura vestito da favola gotica.

Il progetto prende vita grazie alla collaborazione con Pop Mart, colosso cinese dei giocattoli da collezione, noto per le sue “blind box”,  sono scatole chiuse che nascondono un personaggio a sorpresa. L’incertezza genera desiderio, la rarità alimenta il valore. E così diventa una ‘’droga visiva e affettiva’’.

Inizialmente da prodotto di nicchia e amato da collezionisti in Asia, nel 2020, esplode insieme alla globale espansione di TikTok e la crescente voglia di “comfort objects” durante la pandemia. La gente cerca compagnia, qualcosa da coccolare, ma anche un oggetto con cui identificarsi.

E Labubu, con il suo aspetto irriverente e ambiguo, è perfetto, è dolce ma non troppo, è diverso, è fuori dagli schemi. In poche parole, è ‘’relatable’’, facile da sentire vicino e identificarsi, per una generazione che rifiuta le etichette. I video unboxing diventano virali. Nascono community online, pagine Instagram con milioni di followers, gruppi Telegram dedicati allo scambio dei pezzi rari.

Anche l’Italia si è lasciata travolgere. A Milano, nel punto vendita Pop Mart di Corso Buenos Aires, si registrano code fin dalle prime ore del mattino. Ragazzi e adulti si accalcano per acquistare i nuovi arrivi, sperando di trovare l’ambitissima “mystery figure”, spesso rivenduta online a cifre che sfiorano il migliaio di euro.

Ma non è solo questione di soldi. Labubu ha un’identità forte, quasi terapeutica. Alcuni lo portano nello zaino “per farsi compagnia”, altri lo espongono sulla scrivania come simbolo di resilienza e diversità. È diventato un ‘’totem contemporaneo’’, piccolo, colorato, portatile, e con un’aria da ‘’outsider ‘’che piace a chi si sente fuori posto.

Molti lo definiscono “brutto ma adorabile”. In realtà, parla il linguaggio delle emozioni complesse, quelle che non stanno nei ‘’cuori rosa o negli orsacchiotti perfetti’’. È la rappresentazione plastica dell’ambivalenza umana. E questo, oggi, ha un fascino immenso.

Se da un lato i giovanissimi lo adorano per la sua estetica ‘’kawaii-post-apocalittica’’, come se venisse da un mondo distrutto, ma conservasse ancora un sorriso, dall’altro, anche trentenni e quarantenni ne sono affascinati. Per loro è un modo per tornare bambini, ma con una consapevolezza adulta. Non a caso, alcune edizioni limitate sono diventate oggetti d’arte, battuti all’asta da Christie’s, famosa Casa d’Aste Londinese o esposti in Fiere Internazionali di design e cultura pop.

E mentre le nuove generazioni usano questi pupazzetti per raccontarsi sui social, le più adulte lo collezionano con la stessa cura con cui si custodiva negli anni ’80, un vinile raro, una figurina Panini o una ceramica di design.

Forse il successo sta proprio in quel filo invisibile che collega l’infanzia alla distopia contemporanea. In un mondo incerto, frammentato, ansioso, questa creatura con le orecchie da folletto e lo sguardo inquieto diventa uno specchio. Riflette la parte fragile e indomita che tutti portiamo dentro. E ce la restituisce con tenerezza.

Perché, dietro ogni collezionista c’è una storia. Dietro ogni Labubu un’emozione.

Il Labubu è la rappresentazione plastica dell’ambivalenza umana. E questo, oggi, ha un fascino immenso.