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Settembre corre. Lo yoga ci insegna a fermarci

Settembre ha un ritmo particolare. Le città tornano a riempirsi, riprendono il lavoro, la scuola, gli appuntamenti, le agende. Dopo la sospensione estiva ricomincia quella corsa quotidiana che conosciamo bene. Ed è proprio mentre tutto accelera che, quasi per contrasto, migliaia di persone scelgono di stendere un tappetino, chiudere gli occhi e tornare al gesto più semplice che possediamo: respirare. Non è soltanto una moda del benessere. Lo yoga sembra raccontare qualcosa del nostro tempo e del bisogno, sempre più evidente, di trovare uno spazio di presenza dentro giornate sovraccariche di stimoli.

Il settembre 2026 offre anche una fotografia concreta di questa vitalità. A Lecce, come in molte città italiane, con il rientro dalle vacanze riprendono corsi, incontri e attività dedicate allo yoga, segno di un interesse che sembra ormai accompagnare stabilmente la ripresa autunnale. A Milano sono tornate anche le sessioni all’aperto della Biblioteca degli Alberi, mentre tra Firenze, Lido di Fermo, Milano e Roma il mese ospita festival, incontri e pratiche collettive dedicate. A Roma, dal 24 al 27 settembre, arriverà per la prima volta il Jivamukti Tribe Gathering, raduno internazionale dedicato a uno dei metodi contemporanei nati a New York, con pratiche, meditazione e incontri con insegnanti provenienti da tutto il mondo. Non è sufficiente per parlare di un boom nazionale misurato statisticamente, ma è un segnale interessante. Dopo l’estate lo yoga rientra nei calendari urbani insieme alle attività che scandiscono la ripresa dell’anno. Le sue radici sono molto più antiche di questa nuova popolarità. Nasce in India oltre due millenni fa e il termine deriva dal sanscrito yuj, unire. Nel tempo ha assunto forme diverse, dalle pratiche più tradizionali alle declinazioni contemporanee. Hatha, Vinyasa, Ashtanga, Kundalini, Yin yoga e approcci adattati al benessere fisico non sono semplici etichette commerciali. Cambiano il ritmo, l’intensità, il rapporto con il respiro, la meditazione e il lavoro sul corpo. Proprio questa capacità di adattarsi a età, esigenze e condizioni differenti ha contribuito alla sua diffusione globale.

Nel 2026 anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dedicato attenzione al tema, in occasione della dodicesima Giornata internazionale dello yoga, che quest’anno ha avuto come filo conduttore l’invecchiamento in salute. L’OMS ricorda che centinaia di milioni di persone nel mondo lo praticano e sottolinea il possibile contributo di movimento dolce, respirazione e consapevolezza su equilibrio, flessibilità, forza, mobilità e benessere mentale.

La ricerca scientifica, tuttavia, richiede una distinzione importante tra interesse e certezza. Le evidenze disponibili indicano benefici possibili nella gestione dello stress, nella qualità del sonno, nell’equilibrio e in alcune condizioni dolorose, in particolare nella lombalgia cronica. Per ansia e depressione i risultati sono promettenti, ma non autorizzano a presentare lo yoga come una cura sostitutiva di trattamenti psicologici o medici quando necessari. Una revisione con metanalisi pubblicata nella rivista scientifica internazionale dedicata alla medicina dello sport, British Journal of Sports Medicine, nel 2023, ha rilevato possibili benefici sui sintomi, ma ha giudicato molto bassa la certezza complessiva delle evidenze. Le revisioni più rigorose invitano quindi a interpretare i risultati con cautela, perché gli studi sono molto diversi tra loro e non sempre di qualità elevata. È forse proprio questa prudenza a rendere il tema più interessante. Lo yoga non ha bisogno di essere trasformato in una promessa miracolosa per avere valore.

C’è poi un dato che rende il fenomeno ancora più significativo. Secondo l’Istat, nel 2025 il 30,8 per cento della popolazione italiana dai tre anni in su dichiarava di non praticare né sport né attività fisica nel tempo libero. La sedentarietà è diminuita rispetto agli anni precedenti, ma riguarda ancora quasi una persona su tre. In questo scenario, ogni pratica capace di rendere il movimento accessibile e continuativo può assumere anche una dimensione sociale, non soltanto individuale.

Forse è qui che questa disciplina incontra davvero il nostro presente. Viviamo connessi, raggiungibili, spesso interrotti. Passiamo con facilità da uno schermo all’altro e con molta più difficoltà da uno stato di tensione a uno di quiete. Lo yoga propone qualcosa di quasi controculturale: non fare di più, ma sentire meglio ciò che stiamo già facendo. La postura diventa ascolto del corpo, il respiro un indicatore del nostro stato interno, la lentezza una forma di attenzione. Non coincide con una religione, pur avendo radici filosofiche e spirituali, e nella sua forma contemporanea può essere praticato anche in modo pienamente laico.

Ma cosa racconta di noi il desiderio di fermarci proprio mentre tutto ci chiede di accelerare?

Settembre ci invita ogni anno a ricominciare, a riempire l’agenda, a rimettere ordine nelle giornate. Ma forse una vera ripartenza non consiste soltanto nel tornare a fare, ma anche nel tornare a sentire. E se ciascuno di noi ha trovato un modo personale per difendere, dentro il rumore quotidiano, uno spazio di presenza, vale la pena raccontarlo. Perché forse il bisogno più contemporaneo non è andare più lontano, ma riuscire, almeno ogni tanto, a tornare dove siamo.

Lo yoga propone qualcosa di quasi controculturale: non fare di più, ma sentire meglio ciò che stiamo già facendo. La postura diventa ascolto del corpo, il respiro un indicatore del nostro stato interno, la lentezza una forma di attenzione.

 


Articolo pubblicato su corrieresalentino.it

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